Afghanistan, oggi. Nella casa di Freshta, madre di cinque figli, le scarpe lasciate all’ingresso raccontano un silenzioso atto di sfida. Quella in corso nel salotto non è una riunione di famiglia: è una lezione di una scuola clandestina. Una scuola clandestina nell’Afghanistan del 2026. Allo stesso modo lo è quella online, a cui, a qualche centinaia di chilometri di distanza dalla casa di Freshta, accede un’altra ragazza: lo fa dal suo smartphone, quando il resto della famiglia è già andato a dormire. Nel Paese governato dai talebani, dove alle ragazze è vietato frequentare la scuola secondaria e l’università, l’istruzione non è scomparsa: si è nascosta. Dietro le porte delle abitazioni private, in reti di classi segrete che cambiano continuamente sede per sfuggire ai controlli. Oppure dentro telefoni e computer, grazie a scuole virtuali create da insegnanti, attiviste e donne della diaspora afghana. Sono due facce della stessa resistenza silenziosa che coinvolge migliaia di adolescenti decise a non rinunciare al diritto di studiare.

Afghanistan, divieto di istruzione per 2,2 milioni ragazze

Secondo l’UNESCO, circa 2,2 milioni di ragazze afghane sono oggi escluse dall’istruzione oltre il livello primario. Eppure, a quasi cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, continuano a esistere aule improvvisate nei salotti delle case, corsi clandestini di inglese e informatica, accademie online che raggiungono studentesse in ogni provincia del Paese. Alcune ragazze attraversano la città fingendo di andare a trovare una parente. Altre si collegano a una lezione da uno smartphone condiviso con tutta la famiglia. Cambiano i mezzi, non l’obiettivo: difendere il proprio futuro attraverso l’istruzione.