Il petrolio è tornato protagonista dei mercati dall’inizio delle tensioni Usa-Iran, causate dal blocco dello Stretto di Hormuz, con il prezzo del greggio Brent che oscilla stabilmente tra i 100 e i 110 dollari al barile.
Come c’era da aspettarsi, i titoli oil ne hanno beneficiato, mettendo a segno da inizio anno performance borsistiche fra il 10 e l’80%.
Per l’investitore si pone quindi la scelta se avere fiducia in ulteriori rialzi, dato che il tema energia resta molto attuale, oppure trarre profitto dai guadagni finora realizzati.
Per Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma Capital Markets, bisogna innanzitutto distinguere tra società integrate, produttori più esposti al prezzo del greggio, raffinatori e servizi petroliferi.
«Alcune aziende hanno ancora fondamentali solidi, bilanci forti e capacità di generare cassa anche con un petrolio più basso.







