Cautela è la parola d’ordine degli investitori. Con il cessate il fuoco temporaneo fra Iran e Usa, va giù il prezzo del petrolio. I future tirano un sospiro di sollievo dopo i picchi delle ultime settimane, marchiate dalla guerra nel Golfo Persico. Oggi, mercoledì 8 aprile, il Wti e il Brent scendono sotto la soglia dei 100 dollari al barile. E scacciano l’ombra dei 140 dollari al barile che spaventava i mercati. Almeno per ora. Sì, perché gli analisti sanno bene che la tregua si dimostra fragile. Secondo Matt Britzman di Hargreaves Lansdown, i prezzi del greggio dovrebbero restare elevati e soggetti a forti oscillazioni finché non c’è una soluzione più duratura del conflitto: «Il ripristino della libera circolazione attraverso lo Stretto di Hormuz, senza pedaggi o controlli iraniani, è essenziale affinché tornino ai livelli registrati prima dell’inizio della guerra», afferma. Sei milioni di barili mancano all’appello Ovvero, in un range tra i 64 e 65 dollari al barile. Della stessa idea Charu Chanana, capo stratega degli investimenti di Saxo Bank: nonostante l’andamento al ribasso nell’immediato, i prezzi possono restare fossilizzati nelle sabbie mobili dell’instabilità senza il ripristino della navigazione e le riparazioni degli impianti energetici. Lì, da Hormuz, transita un quarto del commercio globale di greggio via mare. La sua paralisi ha innescato una tempesta sul mercato petrolifero. Fino a una settimana fa, la perdita giornaliera era di circa 11 milioni di barili e di prodotti petroliferi - oltre il 10% del consumo mondiale -. Qualche altro numero elaborato dall’istituto Kpler: i volumi di esportazione dal Golfo sono scesi da 15 milioni a 7 milioni di barili al giorno. Dalle raffinerie c’è un’aggiunta di giusto 3 milioni di barili giornalieri.
Petrolio, i prezzi torneranno davvero alla normalità? Ecco cosa dicono gli analisti
Con il cessate il fuoco tra Usa e Iran, gli investitori restano cauti e prevedono ancora forti oscillazioni sul mercato del greggio














