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6 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 20:02

Il primo termometro su come stanno andando i negoziati tra Usa e Iran per arrivare a un possibile cessate il fuoco è il petrolio. Il prezzo torna a salire dopo che Teheran ha respinto la tregua proposta dagli Stati Uniti, presentando un contropiano. Il Wti del Texas – il West Texas Intermediate è un tipo di petrolio utilizzato come benchmark – in mattinata aveva dimostrato di credere a una tregua e aveva ceduto fino al 2 per cento e aveva cominciato a oscillare intorno ai 111 dollari. Ora però le quotazioni mostrano una nuova crescita del 2,4 per cento con il prezzo che orbita intorno a quota 114 dollari al barile anche per effetto dei toni aggressivi del presidente americano Donald Trump.

La complicata situazione economica provocata dalla guerra degli Usa in Iran fa dire all’ad di Jp Morgan Jamie Dimon che il rischio sia uno shock per i prezzi delle commodity e una spinta al rialzo sull’inflazione e sui tassi di interesse. Nella lettera agli azionisti, Dimon non nasconde le sue preoccupazioni neanche per il settore del credito privato, mettendo in guardia su perdite più alte del previsto a causa dell’indebolimento degli standard sull’erogazione di credito. In ogni caso – ha aggiunto – non è “probabilmente” un problema sistemico. “Le sfide che ci troviamo ad affrontare sono significative”, ha scritto Dimon facendo riferimento alla guerra in Ucraina, alla Cina e al conflitto in Medio Oriente. “Ora con la guerra in Iran ci troviamo di fronte all’insorgere di significativi shock per i prezzi del petrolio e delle materie prime. Questo potrebbe comportare un’inflazione più persistente e tassi di interesse più elevati rispetto alle previsioni dei mercati”, ha osservato.