Salvò la Francia, ma la Francia non salvò lei. Nel libro di Valeria Parrella, il ritratto di un’adolescente "diversa", che sentiva "le voci". Acclamata ma solo per poco, nel momento cruciale ebbe paura
di
Romana Petri
Dubbi non ce ne sono: quando una giovane donna vuole fare qualcosa da maschio ed essere creduta, è obbligata a liberarsi della sua femminilità. E la prima che ci viene in mente è sempre lei: Giovanna d’Arco, la pulzella, quell’inquieta fanciulla dominata dalle voci dei santi che per rimettere in testa la corona al Re di Francia, per prima cosa si mozzò di netto le trecce e indossò abiti maschili. Sentiva le voci… Questo è quel che dissero poi gli inglesi dandole dell’eretica. Lei parlava con i santi, e più esattamente con San Michele Arcangelo, Santa Caterina d’Alessandria e Santa Margherita d’Antiochia. Queste voci, che lei chiamava “consigli”, cominciò a sentirle all’età di 13 anni. Ma non era nel sonno che le udiva, si trattava di vere e proprie apparizioni accompagnate da grande luce. La pulzella, o come la chiama Valeria Parrella nel suo splendido romanzo, “La ragazzina”, ha il destino di molte giovani diverse dalle altre, cioè quello di non essere credute, o almeno di fare molta fatica per poi, sì, essere accettate, ma solo per un determinato tempo. Il tempo di un invasamento collettivo che poi viene seguito dalla durezza che sempre hanno subito le ragazze che volevano essere credute.










