Guerriera Guerrieri sembra un’eroina dei fumetti, invece è stata un’eroina contemporanea, una di quelle donne che hanno cambiato la storia ma che dalla storia sono state dimenticate. Un nome che racchiude tutto il suo destino, nomen omen dicevano gli antichi, eppure la vita di questa Guerriera straordinaria rischiava di scivolare via insieme al tempo che scorre se a salvarla non fosse arrivato il romanzo La guerriera dei libri (Solferino) che racconta l’esistenza insieme semplice eppure avventurosa della direttrice della Biblioteca nazionale di Napoli.Durante la Seconda guerra, armata solo del suo coraggio Guerriera combatte la sua personale battaglia: si difende dai tedeschi e dalle bombe che piovono sulla città per mettere al riparo l’immenso patrimonio culturale, diecimila manoscritti e incunaboli, i papiri ercolanesi e il fondo leopardiano che comprende molti autografi, tra cui l’Infinito, del poeta di Recanati. L’autrice, Enza Al fano, ci restituisce la complessità di questa donna destinata dalla famiglia all’insegnamento ma che dopo un periodo di volontariato nella Biblioteca di Capodimonte scopre che l’unico posto al mondo in cui desidera vivere il resto della sua vita è proprio tra i libri. Guerriera deve aver provato qualcosa di molto simile a quella sensazione che Borges sintetizza nell’immaginare il paradiso come una specie di biblioteca (del resto, per diciott’anni, anche da cieco, diresse la più importante biblioteca di Buenos Aires).La giovane Guerriera, laureata a pieni voti in Lettere classiche nel 1926, non esita quando viene bandito un concorso nazionale per diventare direttrice. Arriva prima e diventa la prima donna a guidare una biblioteca.Durante la Seconda guerra, invece di ripararsi dalle bombe, si ingegna per trovare nascondigli tra monasteri e abbazie in cui mettere al sicuro i volumi. Determinata, coraggiosa, inflessibile, coltissima, trasporta fisicamente centinaia di casse di volumi salendo su camion, sfidando gli sguardi carichi di pregiudizi e di sgomento per questa donna che se ne frega delle convenzioni e dei protocolli burocratici, pronta a sfidare ogni tipo di pericolo per proteggere da bombe e razzie i preziosi libri.Il nemico è in agguato su più fronti. Le bombe, i tedeschi che mettono tutto a ferro e fuoco, i mariuoli napoletani che, spinti dalla fame, iniziano a saccheggiare la biblioteca rimasta senza infissi, e poi gli americani che arrivano in città come liberatori ma non mostrano rispetto verso quei volumi, infatti li chiama «barbari in un tempio».«In mezzo a questa nuova guerra si sente chiamata a combattere una guerra diver sa. Forse minore. Forse meno cruenta. Ma è anche questa una guerra importante in cui lei si difende a mani nude, senza armi, se non quelle della sua volontà e della sua fede. Ha intimorito tutti, ha usato la voce e gli occhi per farsi ascoltare. Ha ottenuto l’ubbidienza di uomini poco avvezzi ad ascoltare una donna», scrive la Alfano che in questo romanzo esprime compiutamente se stessa. La docente di lettere e latino si riconosce nella cura dell’italiano e nell’accuratezza delle ricerche storiche, la ricostruzione precisa dei fatti rivela la sua capacità di indagine giornalistica, infine si distingue il passo della scrittrice che avevamo conosciuto in Perché ti ho perduto (Giulio Perrone, 2021), La guerra non torna di notte e Le Sibille (entrambi per Solferino) e che qui dimostra un’abilità sorprendente nella tessitura di una trama che tiene il lettore inchiodato alle pagine, perso nei mille dettagli come davanti al quadro di un pittore fiammingo.La storia di Guerriera si intreccia con quella di una giovane popolana, Mariuccia. Il papà in guerra, la mamma con tre figli a sbarcare il lunario nel buio di un basso infilato dentro un vicolo. Mariuccia voleva studiare, sognava di diventare maestra, ma è costretta a lasciare gli studi.L’incontro con Guerriera le cambierà la vita e Guerriera vuole cambiare il corso del destino di Mariuccia. Sullo sfondo una Napoli lontana dai cliché, una città ferita e dolente ma mai arresa. Tra i vicoli si ruba e si sogna, si ride e si piange e ci si stupisce ad ogni passo proprio come in questo romanzo.Guerriera Guerrieri era una direttrice ma tutti si ostinavano a chiamarla signorina perché non le veniva riconosciuto il ruolo, anche quando a testa alta, con il suo corpo imponente, sfidava i fucili dei nazisti.Lei non rivendicava nulla se non il proprio ruolo, non è una delle tante femministe ante litteram che affollano le librerie, Guerriera è una donna del suo tempo che ama il suo lavoro e lo svolge senza risparmiarsi. Ancora oggi si studia sui suoi testi di biblioteconomia; è stata lei a prolungare l’orario di apertura al pubblico, a sviluppare la rete dei prestiti e a creare sezioni dedicate ai ragazzi, la prima a considerare quelle stanze come luoghi da vivere. Il libro di Vincenza Alfano rende finalmente giustizia a questa donna che Benedetto Croce ha definito «salvatrice» dei libri. In una delle sue lettere il filosofo scrive: «Se io ora penso che tutto il patrimonio delle biblioteche governative è salvo per l’amore e la devozione della Signora Guerrieri il mio animo si riempie di gratitudine».p.s. La biblioteca di Napoli è intitolata a Vittorio Emanuele III. Alla direttrice Guerriera Guerrieri che per i libri di quella biblioteca ha rischiato la vita è stata dedicata solo una sala. E solo tre anni fa.
La Guerriera disarmata che lottava per i libri | Libero Quotidiano.it
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