Valeria Parrella scrive una Giovanna d’Arco che trafigge il cuore e incanta la mente. Si chiama La ragazzina, questo suo nuovo romanzo ch’è argento vivo (Feltrinelli, 2026) e disattende ogni più scontata aspettativa di chi immagina di trovarsi davanti, se non proprio a un’agiografia, quantomeno alla ricostruzione della vita di una santa.

Parrella, con il suo solito andamento sincopato, paratattico, lucido e impudico, ci trascina dentro la storia di una ragazza che prima di tutto è un essere umano che ha vissuto. E lo ha fatto in modo molto speciale.

Come tutti i libri riusciti, poi, passa dal particolare all’universale facendoci sentire che quel che è accaduto cinque secoli fa, proprio a lei, riverbera ancora qui, adesso, e parla, anzi canta una canzone che ha come destinatario il mondo intero di qualsiasi epoca.

“[…] La ragazzina era l’unica che aveva qualcosa davanti da guardare e andava per di là. […] Così tentarono di ridurla. Ridurla in ceppi, a più miti consigli, ridurla ovvero farla piccola come loro. Gli uomini non sopportano qualcuno che sa dove sta andando, quando loro non hanno un motivo per andare. Gli uomini non sopportano le ragazzine che non li ascoltano.

(Gli uomini non sopportano le ragazzine se non le hanno tra le mani.)