«Mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta» scrive Emanuele Trevi nel nuovo libro Mia nonna e il Conte (Solferino). Discendente da un antichissimo ceppo calabrese, Giuseppina, per tutti Peppinella, Donna Peppinella, è «la Nonna Mediterranea». «Millenaria, zodiacale, rupestre», Peppinella genera il Nonnarcato (come lo chiama l’autore), ambito molto meno epico del matriarcato, caratterizzato dalla dissimulazione, nonne che «amano nascondersi al riparo di umilissime apparenze». E già questo è un presupposto meravigliosamente scapestrato a una storia fuori dai canoni, perché a esserlo sono i protagonisti. Altro che antico sapere, saggezza millenaria, Grande Madre, il mondo di Peppinella ha leggi a sé. Il nonnarcato difatti non è altro che casa sua. Qui avviene il colpo di fulmine tra Peppinella ultraottantenne, vedova da decenni, e il Conte, vero aristocratico dai tanti cognomi, ultra ottantenne anche lui. Trasferitosi nel paese calabrese, avendo un ginocchio difettoso, il Conte si presenta a Donna Peppinella per chiedere la cortesia di transito dal suo giardino.