La vita di Ernesto cambia per sempre in una notte d’estate con una telefonata. Dall’altra parte c’è sua sorella Giorgia, gli dice che le condizioni della loro madre, Clelia, sono peggiorate, l’Alzheimer procede ormai impietoso. Ivan Cotroneo torna al romanzo e la scelta di lasciare il titolo in minuscolo indica il percorso di crescita che Ernesto, anche se ormai adulto, a quasi cinquant’anni, è costretto ad affrontare confrontandosi con il dolore, la malattia, i cambiamenti definitivi, nuove responsabilità, ma soprattutto trasformarsi lentamente da figlio a genitore della propria mamma.

È questo il cuore del romanzo di Cotroneo, la storia di un apprendistato con la realtà, quando la vita infligge un colpo così doloroso, imponendo un drammatico cambiamento di prospettive e ruoli. Ernesto fa lo sceneggiatore, vive a Roma, torna spesso a Napoli dove è nato, cresciuto, però la telefonata della sorella più piccola lo mette di fronte alle necessità di questioni quotidiane di cui la madre ha bisogno.

Clelia sta lentamente scomparendo, sta perdendo anche le minimi funzioni e abilità come mangiare da sola, parlare, semplicemente muoversi. Ernesto assiste alla perdita della madre senza perderla veramente. Lei è sempre con lui, reagisce alle canzoni di Peppino Di Capri, di Lucio Battisti, Era de maggio, porta con sé ancora cosa è stata, cosa ha fatto, tutto ciò che ha rappresentato per suo figlio. Però si sta lentamente allontanando. Per Ernesto è una fase totalmente nuova della vita, guardare il corpo di sua madre da un altro punto di vista, mettere in ordine gli armadi, farsi largo tra fotografie, indumenti intimi, ogni cosa che scatena ricordi, momenti solo in apparenza seppelliti. E comprende quanto sia diverso il modo in cui gli altri affrontano la malattia e il dolore, come sua sorella Giorgia che si ritrae, sembra non voler capire fino in fondo. Per Ernesto è anche un momento di riscoperta della sua città.