L’assenza dei genitori, un amore tossico, l’amicizia con altri compagni di deriva, il naufragio tra passato e presente che conduce a un futuro possibile. Si intitola Nata nell’acqua sporca (230 pagg., 18 euro, Giulio Perrone Editore) il romanzo d’esordio di Giuliana Vitali, un romanzo “scritto con il fil di ferro che raschia la pagina”, scrive lo scrittore e critico letterario Silvio Perrella nella postfazione. La storia è quella di Sara, giovane napoletana, cresciuta nell’assenza di un padre emigrato in Albania e nella distanza emotiva di una madre troppo presa dal suo lavoro di giornalista, impara presto a convivere con il silenzio e l’incomprensione. Fuggire diventa l’unica scelta possibile: lascia la casa d’infanzia per seguire il fidanzato tossicodipendente, ritrovandosi in un vortice di eccessi e smarrimento. Il suo destino si intreccia con quello di altri tre compagni di deriva. La loro amicizia è il nodo viscerale di un amore tossico e in questo naufragio volontario, il corpo diventa una frontiera da esplorare, un territorio di perdizione e riscoperta. Ma il passato riaffiora, si insinua nel presente, lo plasma e lo deforma come un’eco: l’infanzia e l’adolescenza si specchiano l’una nell’altra, cicliche, inevitabili in un dialogo doloroso tra la bambina che era e la donna che sta diventando.