C’è una frase che ha attraversato più di tutte il silenzio di Palazzo Branciforte, alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci: «Se noi riusciamo a sganciare la madre dal circuito mafioso, porteremo sicuramente quel profumo di libertà al quale facevano riferimento i nostri eroi, i nostri martiri che dobbiamo onorare con un impegno concreto». È il cuore del progetto Liberi di scegliere, il disegno di legge bipartisan nato dal lavoro della Commissione parlamentare Antimafia e al centro dell’incontro promosso ieri dalla Fondazione Tricoli (presto sarà votato alla Camera). A moderare il confronto, Carolina Varchi, segretario di Presidenza della Camera e relatrice della proposta.«Nessun bambino deve essere condannato dal contesto in cui nasce», ha detto. «Se la mafia si trasmette come un’eredità, lo Stato deve essere lo strumento per interromperla: non erediti il destino, scegli la tua libertà». Ad aprire i lavori, il presidente della Fondazione, Fabio Tricoli: «Una giornata che ha il pregio di ricordare Falcone non con una commemorazione ma con un gesto concreto di politica giudiziaria».A segnare il momento più intenso, il racconto del procuratore generale Lia Sava. La storia vera di una giovane donna cresciuta in una famiglia mafiosa, moglie di un mafioso e madre di tre figli. Vent’anni fa trovò il coraggio di rompere quel mondo dopo il pianto della figlia durante un tema su Falcone.L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.
Liberi di scegliere, la sfida contro i boss parte dalle madri
Un disegno di legge bipartisan nato dal lavoro della Commissione parlamentare Antimafia. Ieri è stato al centro dell’incontro promosso dalla Fondazione Tricoli













