"Il 23 maggio non è solo una data sul calendario della Repubblica: è la cicatrice da cui è partita una riscossa civile". Nel giorno del 34° anniversario della strage di Capaci, che l'Italia intera celebra come la Giornata della Legalità, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto scuotere le coscienze della nazione con un messaggio potente, un bilancio che unisce il dolore del ricordo alla speranza del futuro.Quell'esplosione sull'autostrada A29, definita dal Capo dello Stato come «una delle manifestazioni più sanguinarie della disumanità mafiosa», fu un attacco frontale, di inedita ferocia, contro la libertà e la dignità di tutti gli italiani. Ma i piani di Cosa Nostra sono falliti. «L'organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili».La mappa del dolore e il dovere della memoria
Il primo pensiero del Presidente, commosso e solenne, è andato a chi su quell'asfalto sventrato e in Via D'Amelio ha sacrificato tutto. I nomi di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, restano legati a doppio filo a quelli di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Vittime della medesima strategia eversiva, oggi vengono ricordati non come eroi mitologici e distanti, ma come «testimoni fino al sacrificio estremo dei valori costituzionali», radicalmente incompatibili con le trame infami della criminalità organizzata.La metamorfosi della piovra e la lotta alle "zone grigie"










