Una legge per dare una via d’uscita ai figli delle famiglie mafiose e ai parenti che vogliono allontanarsi dai clan. È il cuore del ddl bipartisan «Liberi di scegliere», nato dal lavoro della commissione parlamentare Antimafia e presentato a Palermo, a Palazzo Branciforte, alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci.Il testo è stato calendarizzato per martedì 26 maggio alla Camera ed è stato sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari. «Questa è una straordinaria notizia, perché su questo tema non ci si è divisi», ha detto Chiara Colosimo, presidente della commissione nazionale Antimafia. «Questa legge ha una madre, che potrebbe essere Francesca Morvillo, e accompagna un percorso anche culturale».L’obiettivo è interrompere la trasmissione familiare della cultura mafiosa, offrendo protezione, sostegno e un futuro diverso ai minori cresciuti in contesti criminali. «Il senso è dire ai più giovani e alle madri dei bambini che c’è un’alternativa - ha spiegato Colosimo - questa alternativa viene dallo Stato: non soltanto dandovi una possibilità, ma ve la dà anche con tutte le tutele che lo Stato prevede. Come, per esempio, nel caso dei testimoni di giustizia, quindi con il cambio d’identità che mette al sicuro da ritorsioni e permette di ricominciare un’altra vita davvero libera».Alla presentazione è intervenuta anche Lia Sava, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Palermo. Per Sava, trasformare i protocolli in legge significa dare stabilità ai percorsi di protezione e soprattutto risorse certe ai tribunali per i minorenni. «La mafia colpisce ovunque ed è per questo che la legge deve colpire in qualsiasi luogo con la stessa forza», ha detto.Sava ha insistito sul nodo delle risorse economiche. Il coraggio, ha spiegato, è fondamentale nel contrasto al crimine organizzato, «ma servono anche i fondi». La legge consentirebbe ai tribunali dei minori di tutta Italia di gestire percorsi complessi «senza mendicare finanziamenti o appoggiarsi al terzo settore».Il procuratore generale ha richiamato anche il dopo, cioè il rischio che chi viene sottratto a un contesto mafioso resti poi senza strumenti per ricominciare. «Non c’è vera libertà se dopo essere stati salvati si viene lasciati soli nella povertà e nella precarietà». Centrale anche il ruolo delle madri: «Ancora oggi - ha puntualizzato Sava - a livello di criminalità organizzata, la madre è portatrice di valori. Se faremo capire che quei valori sono marci e sbagliati, riusciremo a sconfiggere una mafia ancora fortissima».Carolina Varchi, segretario di presidenza della Camera e relatrice del disegno di legge, ha sottolineato che «nessun bambino deve essere condannato dal contesto in cui nasce». Per Varchi, la norma mette al centro il superiore interesse del minore e offre un percorso fatto di scuola, lavoro ed educazione alla legalità. «Se la mafia si trasmette come un’eredità, lo Stato deve essere lo strumento per interromperla: non erediti il destino, scegli la tua libertà».Fabio Tricoli, presidente della Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli, ha parlato di «una concreta risposta a un fenomeno che ci trasciniamo da anni». Il ddl, ha aggiunto, combatte la mafia «colpendo la subcultura stessa delle cosche» e dimostra che politica e magistratura, quando collaborano, possono costruire «atti di civiltà contro la violenza mafiosa».