Ventotto stretti, canali e passaggi marittimi strategici (da Hormuz a Malacca, da Suez al Mar Cinese) rappresentano i punti più vulnerabili del commercio globale: la loro chiusura o blocco, come già accaduto storicamente, può far schizzare costi, noli e inflazione in tutto il pianeta.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​ L’approfondimento dell’Ispi.

Il commercio internazionale dipende da una manciata di passaggi obbligati – stretti, canali e promontori – che concentrano volumi enormi di merci, petrolio e materie prime.

Come sottolinea l’Ispi, che al tema dedica uno dei suoi approfondimenti, quando uno di questi “chokepoints” viene chiuso o anche solo minacciato, le conseguenze si propagano a catena su prezzi, catene di fornitura e crescita mondiale.

Partendo dalla crisi attuale nello Stretto di Hormuz, il report dell’Ispi ripercorre le lezioni della storia, analizza i punti più critici e spiega perché l’FMI monitora ben 28 colli di bottiglia. Perché in un mondo sempre più teso, questi stretti non sono solo vie d’acqua: sono diventati leve geopolitiche capaci di frammentare il sistema globale.

La lezione di Suez