I principali leader dell’industria tecnologica erano stati invitati giovedì alla Casa Bianca per assistere alla firma di un ordine esecutivo sulla regolamentazione dei nuovi modelli di intelligenza artificiale. A poche ore dall’evento, è stato tutto cancellato e l’entrata in vigore del testo rimandata a data da destinarsi. Una fonte ha riferito ad Axios che il motivo per cui la firma è saltata sarebbe che “il presidente odia le regolamentazioni” e che “il testo era voluto soltanto dai catastrofisti”. Lo stesso Trump ha affermato che non gli piacevano determinati aspetti dell’ordine esecutivo che avrebbe dovuto firmare. L’idea di accelerare una regolamentazione per il settore era venuta ad alcuni ufficiali della Casa Bianca dopo aver visionato l’ultimo modello di AI di Anthropic, Mythos, che non è stato rilasciato al pubblico: la paura deriva dal fatto che si tratta di un sistema talmente potente nell’identificare le vulnerabilità dei software da poter, in mani sbagliate, essere usato per compiere cyberattacchi. Il vicepresidente J. D. Vance, in una conferenza stampa mercoledì, aveva affermato che “un attore malevolo avrebbe potuto usare Mythos per prendere di mira varie vulnerabilità informatiche”.L’ordine esecutivo avrebbe istituito un sistema di controllo volontario, attraverso il quale gli sviluppatori di nuovi modelli di AI potevano sottoporre i loro prodotti a una revisione delle agenzie federali novanta giorni prima del loro effettivo rilascio, così che il governo ne potesse testare le possibilità più pericolose. Una versione già molto meno stringente rispetto a una possibile obbligatorietà, per cui premevano alcuni alleati del presidente, che addirittura ritenevano che, senza revisioni governative accurate, la Cina avrebbe potuto manipolare i nuovi modelli di AI per lanciare attacchi sugli Stati Uniti.Secondo le ricostruzioni, però, la mossa non è comunque andata giù ad alcuni leader dell’industria tecnologica, su tutti il ceo di SpaceX Elon Musk, quello di Meta Mark Zuckerberg, e il venture capitalist David Sacks, copresidente del consiglio dei consulenti su scienza e tecnologia della Casa Bianca, che avrebbero fatto pressione insieme sul presidente tra mercoledì e giovedì perché abbandonasse il progetto. Le rimostranze vertevano principalmente sull’idea che una qualsiasi regolamentazione avrebbe rallentato l’innovazione, mettendo in pericolo la predominanza statunitense nel settore, soprattutto nei confronti della Cina, su cui Washington ritiene di avere un margine. Lo stesso Trump ha affermato che “gli Stati Uniti sono in vantaggio, e non ho intenzione di fare niente che possa bruciarlo”. Un altro grande timore di Sacks riguardava il fatto che il sistema, apparentemente di natura volontaria, si sarebbe potuto trasformare in un processo di fatto obbligatorio, attraverso il quale sarebbe sempre servito il benestare del governo per immettere nuovi modelli sul mercato. Una paura ancora più fondata dopo un’intervista a Fox del direttore del National Economic Council Kevin Hassett, che ha affermato come “questi modelli dovrebbero essere sottoposti a un processo attraverso il quale vengono giudicati sicuri, proprio come avviene per le medicine”. Una proposta che Sacks aveva da subito definito dannosa per l’innovazione. Una recente ricerca dell’Institute for Family Studies, think tank di tendenza conservatrice, ha rilevato che circa l’80 per cento degli elettori sostiene l’idea che i nuovi modelli di AI vengano testati prima del rilascio generale. Questo evidenzia una divisione nello stesso Partito repubblicano: se i leader del settore sono compatti nel richiedere l’annullamento delle regolamentazioni, con l’eccezione di OpenAI, che invece sosteneva il testo, i votanti vorrebbero invece regolamentazioni più strette, soprattutto in materia di possibile perdita di posti di lavoro e sulla costruzione di grandi centri dati che aumentano il costo dell’energia per i cittadini. Una preoccupazione a cui ha cercato di rispondere il governatore della California Gavin Newsom, che, proprio mentre Trump bloccava le regolamentazioni, ha firmato un ordine esecutivo per studiare il modo in cui l’intelligenza artificiale impatta sul lavoro e per cercare di giungere a soluzioni per i lavoratori licenziati. Commentando il testo, Newsom ha affermato che “è il momento in cui reimmaginiamo l’intero sistema, come lavoriamo, governiamo e prepariamo le persone al futuro”. Un’ipotesi non condivisa dalla Casa Bianca, secondo cui l’intelligenza artificiale “sta portando negli Stati Uniti molti posti di lavoro”.