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Giovedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di rimandare la firma di un nuovo ordine esecutivo sull’intelligenza artificiale (AI) di cui si discuteva ormai da qualche settimana. Secondo quanto hanno scritto i giornali statunitensi, il provvedimento avrebbe permesso al governo un accesso privilegiato ai nuovi modelli di AI più avanzati, per verificare prima della loro diffusione che non rappresentassero un rischio per la sicurezza nazionale. Ai giornalisti, Trump ha detto di aver rimandato la firma perché temeva che il provvedimento avrebbe «ostacolato» il settore in un momento in cui «stiamo battendo la Cina, stiamo battendo tutti».

A influenzare la decisione, secondo il sito Semafor, sono state alcune personalità del settore tecnologico vicine a Trump, come Elon Musk, Mark Zuckerberg e David Sacks. Il settore è quindi riuscito, almeno per ora, a evitare una forma di regolamentazione: ma che l’amministrazione sia arrivata così vicina a introdurla resta comunque significativo, considerato che fin dall’inizio del suo mandato Trump aveva scelto di non porre limiti allo sviluppo delle AI.

La questione era già emersa a inizio maggio, quando il New York Times raccontò la reazione dell’amministrazione Trump a Mythos, un nuovo modello sviluppato da Anthropic che si è rivelato in grado di rilevare – e potenzialmente sfruttare – molte falle di sicurezza nei sistemi informatici di banche, assicurazioni e aziende private. L’accesso a Mythos è ancora strettamente riservato al governo e ad alcune aziende che lo stanno testando: delle sue capacità effettive si sa ancora poco, ma le prestazioni del modello sembrano aver convinto alcuni esponenti dell’amministrazione della necessità di un approccio più cauto.