Per anni l’espressione era stata evitata con cura diplomatica, ma nelle ultime settimane si sente sempre più spesso parlare di guerra commerciale tra Ue e Cina. Non è solo retorica: nel primo trimestre del 2026 la Cina ha registrato il più grande surplus commerciale di sempre con l’Ue, che da sola rappresenta il 31 per cento dell’intero surplus commerciale cinese. Il commissario al Commercio Maros Šefcovicč ha definito il disavanzo (360 miliardi di euro solo nell’ultimo anno) “chiaramente insostenibile nel medio e lungo periodo”.Ieri a Bruxelles c’era Li Jian, direttore del dipartimento per gli Affari europei del ministero degli Esteri cinese, che ha elencato uno per uno tutti gli argomenti dell’Europa contro Pechino (sovracapacità, sussidi, surplus) per smontarli. Il tono era quello di chi sa di dover difendere una posizione: giovedì la Commissione europea terrà finalmente il dibattito d’orientamento sulla politica verso la Cina: era già stato convocato ad aprile, poi rinviato. Sul tavolo c’è un nuovo strumento contro la sovracapacità industriale cinese. A giugno, il Consiglio europeo dovrà approvare un approccio più assertivo verso Pechino, con l’uso rafforzato di misure di salvaguardia d’emergenza. Secondo il South China Morning Post, a fine giugno arriverà a Bruxelles Wang Wentao in persona, il ministro del Commercio cinese, per un negoziato con Šefcovic. Ma mentre si annunciano strumenti più duri, la realtà industriale spiega quanto sia difficile mantenere una linea coerente. La Commissione è pronta a sospendere temporaneamente le sanzioni appena imposte al produttore cinese di semiconduttori Yangzhou Yangjie Electronic Technology. Motivo: i costruttori di automobili europei hanno fatto sapere che senza quei chip le loro catene di fornitura si fermano. Nelle sue politiche con la Cina, l’Ue è costretta a sintetizzare una frattura piuttosto incurabile al suo interno: i singoli stati membri, Germania in testa, vogliono tenere aperte le corsie commerciali con Pechino, mentre la Commissione e il Parlamento spingono per regole più dure e per la sicurezza economica. E in questo caos, a guadagnarci è sempre e solo Pechino.
L’Unione europea non sa come fare con la Cina
Commercio o sicurezza? Il surplus da record e l’aria da guerra commerciale












