Il 15 maggio il gruppo automobilistico Stellantis ha annunciato un accordo con l’azienda di stato cinese Dongfeng per produrre veicoli Peugeot e Jeep in Cina, sia per il mercato interno sia per i mercati esteri. Il 20 maggio inoltre l’azienda ha deciso di usare il suo impianto francese di Rennes per assemblare auto della Dongfeng.
Queste notizie sono un chiaro segnale che l’industria automobilistica europea, messa in crisi dai dazi statunitensi e soprattutto dalla concorrenza cinese, è orientata a cooperare con la Cina per restare al passo con i notevoli progressi raggiunti dal paese asiatico, in particolare nel segmento delle auto con motore elettrico e in quello dei veicoli a guida autonoma. Le conseguenze però potrebbero essere devastanti: i produttori europei potrebbero finire con il progettare e fabbricare auto in Cina per poi esportarle in Europa; tutto questo significherebbe la chiusura degli impianti del vecchio continente o, nella migliore delle ipotesi, la trasformazione di alcuni siti in fabbriche usate solo per assemblare veicoli nati in Cina.
Le notizie che rafforzano questo scenario aumentano. La Stellantis ha annunciato anche un accordo con il produttore cinese Leapmotor, con cui comincerà a fabbricare auto elettriche in Europa, in particolare negli impianti spagnoli di Saragozza e Madrid, che attualmente sono sottoutilizzati. L’obiettivo, ha dichiarato il gruppo, è “offrire veicoli elettrici a prezzi accessibili e prodotti in Europa”. Alla tendenza non sfugge la tedesca Volkswagen, che ha già tre accordi di collaborazione in Cina e possiede una quota nella startup Xpeng, che progetta veicoli elettrici.
















