Il caso del Politecnico di Torino, raccontato nei giorni scorsi su queste pagine, ha reso visibile una tensione che l’Europa stava gestendo in modo implicito. Ma mentre il dibattito accademico si interroga sui principi, l’architettura regolatoria si sta già modificando – e in una direzione precisa.

A dicembre, un regolamento dell’Unione europea (il 2025/2653) ha modificato diversi strumenti di finanziamento esistenti per facilitare l’investimento in ricerca militare e duale. Tra questi, l’EIC Accelerator, il principale programma europeo per l’innovazione tecnologica prossima alla commercializzazione, ha ricevuto un’eccezione mirata al principio che fino ad allora aveva orientato tutta la ricerca finanziata con fondi pubblici europei: il focus esclusivo su applicazioni civili. Non si tratta di un aggiustamento marginale. È la prima deroga esplicita a un impianto che per decenni aveva tenuto separati i due ecosistemi.

La proposta più rilevante arriva però dalla Commissione europea, che a luglio aveva presentato il framework per il prossimo programma Horizon, quello che coprirà il periodo 2028-2034. La proposta suggerisce di allargarne esplicitamente il perimetro per «supportare azioni dual-use». Se approvata, segnerebbe la fine formale della separazione tra ricerca civile e militare nei principali programmi di finanziamento europei, non come eccezione, ma come principio strutturale.