Entra nel vivo il confronto sulle prospettive del nuovo Quadro finanziario pluriennale. Guiderà gli investimenti promossi dall’UE nel periodo 2028-2034. Alla luce dei mutamenti in atto, il tema della convergenza territoriale meriterebbe più attenzione.
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Le richieste del Parlamento europeo
Ha avuto modesta risonanza una posizione di recente espressa dal Parlamento europeo: nell’ambito del cosiddetto “trilogo” fra le istituzioni dell’Unione, ha reclamato un irrobustimento del 10 per cento delle risorse che la Commissione europea intende destinare alle vecchie e nuove priorità comuni con la proposta di Quadro finanziario pluriennale formalizzata a luglio 2025. Il Parlamento richiede un aumento da 1.615 a 1.790 miliardi di euro, al netto dei circa 150 miliardi per il rimborso di parte del debito comune contratto con Next Gen EU.
Come osservato in qui, il nuovo Quadro innova notevolmente rispetto ai precedenti cicli quanto a obiettivi strategici (cresce il rilievo di sicurezza e difesa comuni), allocazione delle risorse fra macro-capitoli di bilancio (aumenta il peso delle misure che promuovono la competitività), modalità di erogazione (che diverrà più condizionata ai risultati, emulando il modello introdotto con la Recovery and Resilience Facility) e governance, che vedrà attenuarsi il coinvolgimento dei territori a vantaggio di una gestione più centralizzata dei programmi operativi e di una drastica riduzione del loro numero, aspetti su cui il Parlamento europeo ha avanzato (opinabili) riserve.







