La Commissione europea ha recentemente presentato la sua proposta di bilancio pluriennale per il periodo 2028-2034, introducendo significative novità. Tra queste, spiccano la riduzione delle rubriche di bilancio, una maggiore flessibilità e la proposta di un Fondo unico europeo che accorperebbe vari fondi e strumenti, inclusi PAC e politica di coesione.
In questo nuovo assetto, la politica di coesione non sarebbe più una politica autonoma e attuata tramite programmi regionali/nazionali. Al suo posto, ci sarebbe un unico Piano di partenariato nazionale e regionale per ogni Stato membro, con possibili capitoli regionali o tematici. Ad esempio, l’Italia passerebbe da un Accordo di Partenariato con 47 programmi ad un unico Piano. Si passerebbe ad un approccio centralizzato a livello nazionale per la gestione dei fondi e ad un sistema di pagamenti basato sul raggiungimento di obiettivi, simile al modello PNRR.
La Commissione motiva questi cambiamenti con l’esigenza di migliorare l’efficacia e l’efficienza delle risorse dell’UE (semplificando le procedure, agevolando sinergie ed evitando sovrapposizioni), garantire maggiore flessibilità in vista di emergenze e crisi future e rispondere alle nuove sfide. Tuttavia, questa riforma solleva numerosi interrogativi.








