La politica di coesione europea nasce con l’intento di sostenere la crescita economica dei territori meno avanzati dell’Unione in modo da favorire una crescita equilibrata. Per decenni pilastro dominante della agenda di politica economica europea assieme alla politica agricola, oggi è oggetto di ripensamento nell’ambito della proposta per il bilancio europeo 2028 -2034, che riflette inevitabilmente il mutato contesto globale maturato negli ultimi anni. La politica di coesione, i cui finanziamenti sono prevalentemente assegnati alle regioni meno avanzate, come quelle del nostro Mezzogiorno, è destinata a cambiare profondamente. Da una parte sarà integrata nell’ambito delle nuove priorità della Commissione, in particolare la politica industriale europea, il rilancio della competitività e la difesa. Dall’altra ne sarà rivista la governance, storicamente caratterizzata da un approccio multi-livello. Se ne è discusso nei giorni scorsi a Roma nel corso del convegno “Governance e transizioni nella nuova politica di coesione: le evidenze e la riforma” organizzato dal Centro Rossi-Doria dell’Università di Roma Tre e dal CNR.
Dopo la crisi del 2008-2011 la politica di coesione si trova a fronteggiare una situazione nuova, caratterizzata da un aumento delle disparità di sviluppo regionali in un contesto di crescita debole: l’avanzare della Cina e di altri Paesi emergenti nei settori dell’hi-tech e dei servizi avanzati, la ristrutturazione delle catene globali del valore e, più in generale, un quadro geopolitico e industriale che rende più fragile la proiezione esterna di tutte le regioni Europee e più esigente la domanda interna di sicurezza economica. All’interno di questa premessa la politica di coesione deve ridefinire priorità e strumenti, evitando di restare ancorata a un’idea di convergenza e sviluppo regionale che presupponevano una globalizzazione lineare e un contesto macroeconomico stabile e prevedibile. È necessaria una rielaborazione dell’approccio place-based che, dai primi anni 2000, ha guidato l’impianto della coesione acquisendo maggiore contezza degli effetti territoriali delle nuove dinamiche internazionali. Quattro linee di intervento appaiono, in particolare, decisive.






