Molti governi europei, pur condannando le umiliazioni di Ben Gvir sugli attivisti rapiti, continuano a sostenere che la Flotilla sia controproducente, che non è così che si aiuta Gaza. Sono gli stessi governi che non agiscono in alcun modo per alleviare la crisi umanitaria di Gaza. Qualcuno è anche membro del Board of Peace, un consiglio che nonostante i miliardi di dollari promessi non ha portato dentro la Striscia nemmeno una goccia d’acqua.

I PAESI DONATORI continuano a parlare di piani di soccorso e ricostruzione, promesse rimaste confinate alle conferenze politiche e alle dichiarazioni pubbliche, con un impatto minimo o nullo sui civili che vivono sotto assedio. Secondo le informazioni pubblicate dal Guardian, sono stati promessi più di sette miliardi di dollari in «aiuti per Gaza». Tuttavia, solo una piccolissima parte di tale importo è effettivamente giunta al Board: 23 milioni di dollari, l’1,75% dei fondi promessi, finanziati da Marocco ed Emirati arabi. Nemmeno un dollaro dagli Stati uniti di Trump, l’inventore del Bop, che ne aveva promesso addirittura dieci miliardi.

Sempre gli Emirati avrebbero messo sul tavolo quasi 100 milioni di dollari per una forza di polizia. Nel frattempo, gli abitanti di Gaza continuano a vivere in condizioni catastrofiche. L’accesso all’acqua potabile è una lotta quotidiana per innumerevoli famiglie dopo che ampie parti delle infrastrutture idriche sono state distrutte dall’offensiva israeliana. Le restrizioni e il blocco impediscono inoltre l’ingresso di attrezzature e dei materiali necessari a riparare i sistemi danneggiati.