I flottilleri brutalizzati dall’ineffabile Itamar Ben Gvir – un Yigal Amir che ce l’ha fatta e che l’omicidio di Rabin ha portato al governo e non in galera – non sono dei militanti gandhiani che lottano per ripristinare il rispetto dei diritti umani a Gaza, ma le avanguardie politico-mediatiche di quell’Intifada globale, che a Gaza vorrebbe restaurare per intero il potere di Hamas, ridimensionato ma tutt’altro che cancellato dopo due anni di guerra.
La pietra dello scandalo per i diportisti in kefiah non è affatto il Governo Netanyahu, ma proprio lo Stato di Israele, che, come dice la loro madrina spirituale, Francesca Albanese, fin dalla sua fondazione nel 1948 starebbe realizzando la pulizia etnica della Palestina dalla popolazione araba «ammazzando quanti più palestinesi è possibile».
Di tutte le pessime e dolorose verità che si possono dire e si devono ammettere su Ben Gvir, sulla destra suprematista e sul cinismo di Netanyahu che lascia loro ampia libertà di manovra pur di rimanere al potere – anche a costo di corrodere le fondamenta istituzionali e morali di Israele – non ce n’è nessuna che sia tale da autorizzare il sacrificio o la contraffazione della verità che riguarda la natura politica della Flottilla e della sua guerra per procura contro l’usurpazione coloniale e l’ebraizzazione abusiva della sacra terra di Palestina.











