Ieri, 22 maggio, è stata la giornata mondiale della biodiversità e della sua salvaguardia, indetta dalle Nazioni Unite che riconoscono la biodiversità quale regolatore ambientale, fattore chiave tanto per la conservazione delle specie esistenti, quanto per i processi di specializzazione che produce, portando alla comparsa di nuove varietà. In stretto rapporto con l’evoluzione, la biodiversità è sempre più limitata dall’intervento umano sugli ecosistemi. L’Italia è il paese europeo con maggiore biodiversità e sta ai primissimi posti anche a livello mondiale, soprattutto se si rapporta il numero di specie alla superficie, sia per fauna che per flora. Il primato ci viene innanzitutto dalla posizione geografica (siamo un ponte tra Europa e Africa e Asia, ponte climatico e migratorio) ma anche dalla varietà di climi e paesaggi. Anche la storia umana ha contribuito: un’agricoltura tradizionale millenaria ha diversificato ambienti, campi, boschi, pascoli. Ecco perché gli evoluzionisti del giono d’oggi si occupano anche di biodiversità.

Luca Cavalli-Sforza, il più grande scienziato nel campo della genetica delle popolazioni umane, è stato tra questi. Ha studiato l’uomo e le modalità delle migrazioni planetarie che determinano la sua diffusione in tutto il mondo, con la differenziazione dell’unica specie umana in numerosi popoli. Meno noto forse nel proprioPaese, è considerato all’estero un autentico fondatore dello studio della storia dell’umanità moderna, intrecciando genetica e cultura. Le sue ricerche lo portarono ad essere più volte proposto per il Nobel. E lo avrebbe ricevuto, se esistesse un Nobel per la Storia. Aveva lasciato l’Italia per studiare all’estero sin da giovane, ma si adoperò per tutta la vita per sviluppare la ricerca scientifica nel nostro Paese. Fu in cattedra prima a Parma e poi a Pavia, dove creò un nuovo Istituto di Genetica Molecolare del CNR, che oggi ha preso il suo nome.Si trasferì all’Università di Stanford negli Stati Uniti, al principio degli anni ’70, continuando sempre a promuovere la scienza italiana e a favorire la formazione e lo scambio internazionale di nuovi ricercatori.