La Giornata mondiale della biodiversità 2026 arriva in un momento decisivo. Siamo infatti a metà del percorso tra l’adozione del Quadro Globale di Kunming-Montréal del 2022 e il traguardo del 2030 fissato dalla comunità internazionale per fermare la perdita di biodiversità. Eppure, continuiamo ad assistere a un impoverimento accelerato degli ecosistemi: secondo Ispra il tasso di estinzione delle specie è oggi fino a mille volte superiore rispetto a quello naturale. La ricorrenza promossa dalle Nazioni Unite, nata per richiamare l’attenzione sulla ricchezza della vita sul pianeta, gli ecosistemi, le specie e la diversità genetica, sceglie quest’anno un tema che parla direttamente ai territori: Acting locally for global impact, agire localmente per un impatto globale. Un messaggio che Slow Food condivide pienamente. La crisi della biodiversità non si affronta soltanto nei vertici internazionali o nelle dichiarazioni d’intenti, ma anche nelle pratiche quotidiane, nei sistemi agricoli, nelle comunità e nelle scelte alimentari.

Per Slow Food la biodiversità non è mai stata un patrimonio immobile da conservare sotto una teca. È una relazione viva tra ambiente, culture, cibo e comunità. Significa difendere varietà agricole locali, razze autoctone, saperi contadini, pesca tradizionale, economie di piccola scala e tutti quei paesaggi costruiti nel tempo dalle persone che li abitano e li custodiscono.