La biodiversità sta attraversando una grave crisi, che mette in pericolo tutto il nostro pianeta e gli ecosistemi da cui dipende anche la nostra esistenza. Un milione di specie è a rischio di scomparire, e tra il 1970 e il 2024 c’è stato un catastrofico calo del 73% della dimensione media delle popolazioni globali di vertebrati selvatici. Di alcuni gruppi tassonomici - come gli insetti, i funghi o i batteri - sappiamo pochissimo; non sappiamo neanche con precisione quante specie esistano, e non siamo in grado di valutarne lo stato di conservazione. Ma i dati disponibili indicano che anche una gran parte di questi organismi poco conosciuti sono in forte pericolo, e questo potrebbe mettere a rischio molti ecosistemi.

A peggiorare il quadro, le evidenze scientifiche indicano inoltre che la perdita di biodiversità, invece di rallentare, sta accelerando nel corso del tempo, sottolineando l’urgenza di intervenire per invertire l'attuale andamento di specie ed ecosistemi.

Ma come possiamo agire? Non possiamo più essere solo osservatori passivi e tutelare alcune aree è importante ma non basta. Mettere in sicurezza i contesti più ricchi di specie dove escludere impatti da parte dell’uomo è importante, ma non è più sufficiente. Dobbiamo intervenire attivamente dove è necessario, reintroducendo specie che si sono estinte, modificando gli habitat per riportarli ad uno stato più favorevole per la vita degli ecosistemi, o anche eradicando le specie aliene invasive che causano danni particolarmente severi.