In Italia il consumo di cannabis rimane illegale, se non in caso di utilizzo terapeutico su indicazione medica. Negli Stati Uniti, però, il vento è cambiato: la sostanza è ormai perfettamente legale, anche a scopo ricreativo, in moltissimi stati americani, e questo sta favorendo una nuova ondata di studi che indagano le sue proprietà terapeutiche e i suoi effetti metabolici. Il più recente arriva dalla University of California di Riverside, e i risultati, pubblicati sul Journal of Physiology, aiutano a spiegare un apparente paradosso legato al consumo di questa sostanza: perché i grandi utilizzatori tendono ad essere magri e a non soffrire di diabete, nonostante la “fame chimica” sia uno degli effetti collaterali più noti del consumo di cannabis.Il paradosso del pesoGli studi sulla popolazione umana indicano da tempo che chi consuma regolarmente cannabis tende ad avere un indice di massa corporea inferiore e un minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, rispetto a chi non ne fa uso. Si tratta di un fenomeno apparentemente paradossale, considerando che la sostanza è nota per stimolare l'appetito. Per indagare i meccanismi biologici alla base di questa osservazione, gli scienziati hanno esposto per trenta giorni un gruppo di topi obesi a due diversi trattamenti: Thc puro, il principale composto psicoattivo della pianta, oppure un estratto completo con la medesima concentrazione di Thc.Gli animali sono stati nutriti con una dieta ad alto contenuto calorico, e al momento dell’introduzione del trattamento quotidiano con cannabis hanno mostrato una riduzione del peso corporeo e una percentuale inferiore di grasso, rispetto a un gruppo di animali sottoposto alla stessa dieta ma non esposto alla cannabis. Solo i topi trattati con l’estratto completo di cannabis, però, hanno ottenuto un netto miglioramento dei profili metabolici legati al controllo del glucosio, un marcatore collegato ad un rischio ridotto di soffrire di diabete di tipo 2.Decine di composti da studiareL'analisi molecolare condotta dal team di ricerca ha identificato inoltre un potenziale meccanismo d'azione della cannabis: qualcuno dei composti presenti al suo interno modificherebbe il metabolismo del tessuto adiposo, spingendo l’organismo a perdere peso senza necessità di consumare meno calorie, o bruciarne di più con l’esercizio. Quale, tra gli oltre cento cannabinoidi contenuti nella cannabis, sia responsabile di questi effetti non è chiaro. Così come non è certo che quello che si vede nei topi avvenga, necessariamente, anche nell’uomo.Anche per questo, gli autori dello studio sottolineano che i risultati non dovrebbero essere presi come un invito a impiegare la sostanza per la gestione del peso e del diabete, tanto più che gli effetti emergono solo in caso di consumo cronico. Si tratta piuttosto di un’ulteriore evidenza dei promettenti effetti terapeutici di moltissimi cannabinoidi vegetali privi di effetti psicoattivi, come il cannabigerolo (Cbg) e il cannabidiolo (Cbd). “Quel che ci serve ora - spiega Nicholas DiPatrizio, ricercatore che ha guidato lo studio - è un approccio evidence-based che ci permetta di caratterizzare appieno quali siano i benefici, e i possibili rischi, che pongono la cannabis e i suoi componenti”.
La cannabis aiuta a contrastare diabete e obesità
A suggerirlo è uno studio su topi. Spiegherebbe perché i grandi consumatori tendono a essere magri, nonostante uno degli effetti più noti della sostanza sia un senso incontrollabile di fame











