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Un’ampia analisi delle ricerche scientifiche pubblicate negli ultimi quindici anni sull’uso della cannabis per scopi terapeutici mostra quanto la percezione degli eventuali benefici sia più alta rispetto a cosa può per ora dire la scienza. Per la maggior parte degli impieghi terapeutici mancano infatti prove solide, con un’efficacia dimostrata solo per un numero limitato di condizioni che vengono trattate con farmaci derivati da sostanze contenute nella cannabis, e non attraverso il suo consumo diretto. Lo studio, molto ampio e documentato, è stato accolto con interesse, ma alcuni esperti hanno criticato le modalità con cui sono state scelte le ricerche per l’analisi.
Ogni giorno in tutto il mondo milioni di persone fanno ricorso alla cannabis per scopi terapeutici, con l’obiettivo di trattare condizioni come il dolore cronico, l’ansia e l’insonnia. Il settore è in piena espansione, specialmente nel Nord America dove sono state adottate regole meno stringenti per utilizzare una sostanza fino a qualche tempo fa definita solo come stupefacente, e per questo vietata. Seppure con maggiori cautele, anche in alcuni paesi europei le limitazioni sono state ridotte e l’uso terapeutico della cannabis è consentito a certe condizioni. Si stima che tutto questo abbia portato a un mercato globale di svariate decine di miliardi di euro, con prospettive di ulteriori crescite nei prossimi anni.








