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Elena Meli

I livelli di THC, la sostanza psicoattiva presente nella cannabis, sono molto aumentati negli ultimi 25 anni: cresce il rischio di psicosi e schizofrenia, soprattutto nei giovani che la usano spesso

Una canna fumata oggi non è paragonabile a un «tiro» agli inizi del millennio: è molto più potente, e non è una buona notizia. È questo in sintesi il messaggio che arriva da un recente documento di esperti pubblicato sul Canadian Medical Association Journal: il contenuto della molecola attiva nel sistema nervoso centrale, il tetraidrocannabinolo o THC, è quintuplicato e così sono aumentati i rischi correlati al consumo, soprattutto fra i più giovani.

THC «concentrato»Stando ai dati riferiti dagli esperti, confermati da numerose ricerche, il THC presente nelle piante che sono state selezionate negli ultimi 25 anni è ben cinque volte più abbondante rispetto al passato: nella cannabis essiccata presente sul mercato nel 2000 il THC era pari al 4 per cento del peso, oggi siamo arrivati al 20 per cento. «Il rischio di sviluppare prima o poi nel corso della vita sintomi psicotici a causa del consumo di cannabis è ritenuto pari allo 0.47 per cento, ma è più elevato in chi utilizza prodotti ad alto contenuto di THC (superiore al 10 per cento, ndr), in chi ne fa un impiego frequente e/o precoce e nei maschi. Anche una storia di disturbi mentali come ansia o depressione incrementa il pericolo», sottolineano gli autori. Un dato che conferma quanto emerso da studi precedenti, secondo cui una persona su 200 fra chi consuma cannabis in qualsiasi forma può andare incontro a disturbi psicotici.