Al centro delle trattative per un accordo ci sarebbero anche il rilascio degli asset congelati di Teheran e la divisione delle royalties sullo Stretto con Muscat. Prevista anche una forza navale multinazionale guidata da Islamabad, vero player della regione (per volere di Xi).
Sui muri della metropolitana di Teheran, da qualche giorno, campeggia un manifesto che merita di essere studiato con attenzione. Donald Trump è in ginocchio, in posizione di vassallaggio, mentre porge alla camera un mazzo di banconote. La didascalia, in farsi, recita: «Reddito annuo di 100 miliardi di dollari dallo Stretto di Hormuz per l’Iran». Non è un meme, né la solita propaganda. È l’immagine plastica di quello che, negli ultimi giorni, sta prendendo forma nei canali di mediazione tra Washington e Teheran. La guerra che il presidente americano ha lanciato il 28 febbraio si chiuderà con un assetto in cui l’Iran incasserà royalties sul transito attraverso lo Stretto di Hormuz e l’Oman si dividerà la torta. Con il placet, sotto traccia, della stessa Casa Bianca.
L’accordo tra Iran e Usa in quattro punti
Da quanto risulta a Lettera43, il quadro reale dell’accordo in costruzione è significativamente più avanzato — e più amaro per gli Stati Uniti — di quello che la cronaca internazionale racconta. Ecco i punti principali.














