Il potere nella Repubblica Islamica non dipende soltanto dalla figura della Guida Suprema. Dietro il volto ufficiale del regime opera una struttura consolidata e ramificata, costruita negli anni attorno a una ristretta élite militare e politica

Dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele, la guida del Paese è passata a suo figlio, Mojtaba Khamenei. Sulle sue condizioni di salute, dopo essere rimasto ferito nel bombardamento che ha colpito il padre, regna però l’incertezza. Da allora non è mai apparso in pubblico, né attraverso discorsi dal vivo né con messaggi registrati, alimentando speculazioni e interrogativi sulla sua reale capacità di guidare l’Iran. Ma, come osserva il New York Times, il potere nella Repubblica Islamica non dipende soltanto dalla figura della Guida Suprema. Dietro il volto ufficiale del regime opera infatti una struttura consolidata e ramificata, costruita negli anni attorno a una ristretta élite militare e politica.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica

Al centro di questo sistema vi sono i comandanti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran, divenuti nel tempo il vero pilastro del potere iraniano. Una rete di uomini legati da una storia comune, formazione militare e fedeltà ideologica. Molti di loro sono stati promossi giovanissimi durante il conflitto contro l’Iraq degli anni Ottanta, quando la neonata Repubblica islamica ha trasformato le Guardie in uno strumento centrale di difesa del regime. Da allora, hanno progressivamente esteso la loro influenza fino a controllare intelligence, sicurezza e parti dell’apparato statale. Figure centrali, inoltre, nella gestione della repressione interna e delle strategie regionali dell’Iran.