Sono trascorsi quasi tre mesi dall’inizio della guerra in Iran il 28 febbraio, e più di due da quando Mojtaba Khamenei è stato nominato Guida suprema dell’Iran dopo l’uccisione in un bombardamento di suo padre e predecessore, Ali Khamenei.
Da allora Mojtaba Khamenei non è mai apparso in pubblico, né dal vivo né con un messaggio registrato. Non ha mai nemmeno trasmesso un messaggio registrato della sua voce, cosa che suo padre aveva fatto varie volte in situazioni di allerta per la sicurezza in cui apparire in video sarebbe stato rischioso. Ha pubblicato pochi messaggi scritti e ha dei profili social attivi, ma i suoi post sono slogan generici e messaggi edificanti.
Questa assenza ha alimentato molte voci. Sappiamo – perché l’ha confermato il regime – che Mojtaba Khamenei è stato ferito nel bombardamento che ha ucciso suo padre, oltre che buona parte della sua famiglia. Ma la sua assenza così prolungata ha portato molti a pensare che sia in condizioni gravi: in qualche modo sfigurato o incapace di assolvere alle sue funzioni. Sono perfino circolate voci che in realtà sia morto.
Per questo, nelle ultime settimane il regime ha cercato di manipolare la narrativa attorno a Khamenei, per dare l’impressione – non sappiamo se vera o no – che sia al comando.








