Per capire chi comanda in Iran all'indomani della decimazione della leadership è opportuno innanzitutto ricordare che fino a 18 giorni fa, quando è iniziata l'offensiva americana e israeliana, nei suoi quasi 48 anni di storia la Repubblica islamica aveva avuto solo due commander-in-chief: il padre della rivoluzione Ruhollah Khomeini e il suo successore, Ali Khamenei.

E non è cosa di poco conto, perché la Guida suprema concentra in sé sostanzialmente tutti i poteri: determina l'orientamento religioso, della politica interna e internazionale, è il comandante in capo delle forze armate e controlla le operazioni di intelligence e sicurezza. Ha il potere di nomina in quasi tutti gli ambiti statali, dal capo dei Pasdaran fino ai dirigenti delle emittenti radio e tv.

E' difficile pensare che il figlio di Khamenei, Mojtaba, nominato solo una settimana fa, ferito in un raid - addirittura operato a Mosca secondo fonti non verificabili -, sia già in grado di gestire le complesse articolazioni del regime degli ayatollah. Inoltre il debutto del leader, un messaggio letto in tv da una speaker, non è stato certo una dimostrazione di forza.

Ben diversa la posizione del nuovo comandante dei Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione: il generale AHMAD VAHIDI, nominato dopo l'uccisione di Mohammad Pakpour nel primo giorno dell'attacco di Usa e Israele, è considerato uno dei falchi più temibili del regime, il falco dei falchi, e secondo molteplici fonti sarebbe lui a guidare la controffensiva iraniana, con successo dal punto di vista di Teheran. E' un veterano della guerra Iraq-Iran, ha guidato nel lontano 1988 le forze Quds, gli 007 dei Pasdaran, ed è considerato uno dei principali sostenitori di un Iran dotato di armi atomiche. Tanto da essere finito nel mirino sia delle sanzioni Usa che di quelle Ue, quasi 20 anni fa, per i suoi collegamenti con il programma nucleare iraniano in ambito militare.