A trentaquattro anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio, la docuserie I Ragazzi delle Scorte torna con due nuovi capitoli che riportano al centro le vite, gli affetti e l'eredità civile degli agenti caduti insieme ai magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino.
L'iniziativa è una coproduzione del Ministero dell'Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza e del Ministro per lo Sport e i Giovani, tramite la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale, in collaborazione con 42° Parallelo.
Il primo episodio, Rocco e Giuseppe – Ragazzi d'altri tempi, ricostruisce la figura di Rocco Dicillo, agente di scorta morto accanto al giudice Falcone nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. In onda il 22 maggio alle 23.35 su Rai3 e disponibile su RaiPlay a partire dalla mezzanotte, il film intreccia le testimonianze di Alba Terrasi, compagna di Rocco, e di Giuseppe Costanza, autista di Falcone sopravvissuto all'attentato, per restituire non solo il trauma di quel giorno, ma anche l'umanità di uomini travolti dalla storia.
Palermo e Roma diventano scenari della memoria: dai vicoli della Kalsa al Duomo del capoluogo siciliano, fino all' Eur.
«Il 23 maggio 1992 ero al lavoro. Mi ha chiamato Rocco per dirmi che aveva fatto un cambio turno ma era irrequieto. Ci siamo salutati e mi ha detto: “Ciao amore, ci vediamo questa sera”. Io mi sentivo strana. È come quando si dice che il cuore è il primo che percepisce sia quando si avvicina all'amore che quando quell'amore si distacca da te, la prima cosa, il colpo lo subisce il cuore. Sono rimasta irrequieta, mi giravo attorno, le colleghe hanno percepito che non stavo bene. “Ma Alba, stai bene?”, “Non lo so, mi sento strana”. Quel sentirmi strana aveva una sua, un suo perché. Dopo qualche minuto è entrato un signore, prima adducendo che c'era stata un'autobotte in autostrada. Già questa cosa era strana, dissi vabbè speriamo non si è fatto niente nessuno, poi un secondo cliente l'ha detta proprio dritta: “Hanno fatto saltare in aria Falcone”» (Alba Terrasi).











