Stati Uniti e Asia compensano il calo delle vendite in Medio Oriente e Richemont, proprietaria di Cartier, supera i rivali Hermes, Lvmh e Kering perché i gioielli di alta gamma resistono rispetto al soft luxury di borse, scarpe e moda. Fatti, numeri e commenti

Sebbene lo shopping di lusso in località del Medio Oriente come Dubai si sia pressoché fermato a causa del conflitto con l’Iran, Richemont ha chiuso l’ultimo trimestre fiscale oltre le attese grazie alla domanda di gioielli di alta gamma e alla tenuta dei consumatori statunitensi e asiatici.

Il gruppo svizzero proprietario di Cartier ha registrato infatti una crescita delle vendite superiore rispetto a concorrenti come Lvmh e Kering, in un contesto in cui il settore del lusso continua a risentire della debolezza della moda e degli accessori.

Nel trimestre chiuso a marzo, le vendite di Richemont sono aumentate del 13% a cambi costanti raggiungendo 5,4 miliardi di euro, oltre il consensus degli analisti fermo a 5,3 miliardi. A sostenere i risultati è stata soprattutto la divisione gioielli, le cui vendite sono cresciute tra il 14% e il 16%, grazie ai marchi Cartier, Van Cleef & Arpels, Buccellati e Vhernier.

Più contenuta invece la crescita della divisione orologi, che comprende IWC, Jaeger-LeCoultre e Piaget, salita soltanto dell’1-2% a cambi costanti. Johann Rupert, presidente del gruppo, ha parlato di “alcuni segnali incoraggianti dopo un difficile periodo di 24 mesi per il mercato degli orologi”, precisando che il miglioramento è stato sostenuto soprattutto dai mercati esterni alla Cina.