GioielleriaIl settore passa da vendite a peso a modelli a prezzo fisso e brand-driven, ma consumi deboli e shift verso oro da investimento comprimono i marginidi Monica D'Ascenzo20 maggio 2026La fase di volatilità dell’oro negli ultimi mesi non ha solo inciso sulle dinamiche delle commodity globali, ma ha amplificato i cali nelle performance tra le società quotate lungo la filiera della gioielleria in Cina. I titoli del settore, infatti, mostrano tutti saldi negativi da inizio anno, in un contesto in cui il mercato sta rivedendo in modo strutturale il legame tra prezzo del metallo e valutazioni equity.Per anni le società della gioielleria in oro in Cina sono state interpretate come proxy quasi diretti dell’andamento del metallo prezioso: un rialzo dell’oro si traduceva in un miglioramento automatico dei margini, quindi degli utili e dell’andamento dei titoli in Borsa. Questa relazione oggi appare meno lineare. La recente debolezza del metallo non ha infatti prodotto un movimento omogeneo, ma ha evidenziato modelli di business sempre più divergenti lungo la filiera.I gruppi cinesi si stanno, però, riposizionando ridisegnando il loro modello di business, passando da gioielli pagati a peso a gioielli a prezzo fisso che valorizzino anche la fattura e l’artigianalità nel loro costo complessivo. Un tentativo di sganciare l’andamento dei margini rispetto a quello della commodity di riferimento.L’Hermès dell’oroLaopu Gold, definita l’Hermès dell’oro, ha debuttato in Borsa il 28 giugno 2024 e veniva trattata a 40 volte gli utili previsti per quell’anno. Ora cede da inizio anno quasi il 13% e il 20% negli ultimi dodici mesi a causa di prese di profitto e timori sulle valutazioni dopo un rally eccezionale del primo anno di quotazione quando ai massimi aveva sfiorato quota 1.100 dollari di Hong Kong dai 40,50 dollari HK dell’Ipo. Il gruppo era diventato una delle principali storie di successo del lusso cinese grazie al fenomeno del guochao, cioè la crescita della domanda per brand nazionali cinesi percepiti come trendy, desiderabili e associati all’identità culturale del Paese, invece di essere considerati un’alternative inferiore rispetto ai marchi occidentali. Nel 2025 i ricavi del gruppo hanno raggiunto 27,30 miliardi di renminbi, in crescita del +221% su base annua. Di questi le vendite nella Cina continentale sono state pari all’85,6% del totale in crescita del 205,4%, mentre i ricavi all’estero hanno avuto un incremento del 4,3%. La società intende aprire 6-9 negozi all’estero nel 2026–2027, entrando in mercati come Giappone, Nord America, Australia e Medio Oriente, con l’obiettivo di espandere la propria presenza internazionale. Secondo Frost & Sullivan, nel 2025 Laopu Gold si è classificata al secondo posto tra i brand luxury globali in Cina per ricavi ed è stato l’unico marchio cinese tra i primi cinque. Il tasso di sovrapposizione dei consumatori con cinque grandi brand del lusso internazionale (tra cui Louis Vuitton e Hermès) è aumentato dal 77,3% (luglio 2025) all’82,4% (marzo 2026), confermando il posizionamento premium.Gioielli tradizionali cinesiTra i colossi dl settore Chow Tai Fook Jewellery Group, che da inizio anno ha ceduto l’11,4%. Il gruppo, che conta una rete di 5.813 punti vendita al 31 dicembre 2025, sta attraversando una profonda ristrutturazione della rete retail, con centinaia di chiusure di negozi e una forte razionalizzazione delle attività nella Cina continentale. Il modello di crescita basato sull’espansione capillare dei punti vendita non sembra infatti essere più sostenibile a fronte di consumi domestici deboli e dell’aumento del prezzo dell’oro, che sta spostando gli acquisti dai gioielli ad alto margine ai lingotti d’oro come investimento, a marginalità inferiore.