È la prima causa nella seconda fase della class action contro le piattaforme e i loro algoritmi
Questa volta Meta ha raggiunto un accordo extragiudiziale prima di arrivare a processo. Si tratta della prima causa della «fase due» di una class action da 1.600 querelanti contro le piattaforme social che avrebbero realizzato prodotti — cioè gli algoritmi di raccomandazione alla base dei social stessi — dannosi per gli utenti più giovani perché creano dipendenza. La prima parte della class action era culminata con la condanna a Meta e Google nel processo intentato da Kaley G.M., una giovane utente che sosteneva di essere stata danneggiata dall'abuso dei social. All'epoca, TikTok e Snapchat avevano deciso di patteggiare prima ancora di arrivare a processo.APPROFONDISCI CON IL PODCAST
Dopo la sentenza storica (qualcuno la paragona al successo del processo contro Big Tobacco negli anni Novanta), la seconda fase della class action riguarda non più i singoli utenti che hanno fatto causa bensì le famiglie e i distretti scolastici che hanno dovuto affrontare la nuova «emergenza» nella dipendenza dai social dei giovani. Il primo in fila è stato un piccolo distretto scolastico del Kentucky, nella contea di Breathitt (con capoluogo Jackson, 2.000 abitanti, città di origine della famiglia del vicepresidente americano JD Vance, che lì in gioventù ha passato le sue estati).








