Kiev possibile "membro associato", sì all'aumento della spesa militare e il pressing sullo Zar. La svolta tedesca

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Tra un blitz, una replica e una minaccia, il conflitto in Ucraina sul campo rimane in una fase di drammatico stallo. Anzi, al momento sembra addirittura sorridere a Kiev che ha rialzato la testa, mentre Mosca, al netto di reazioni scomposte all'ultimo attacco ucraino che probabilmente arriveranno, paga le difficoltà interne e il protrarsi di una guerra molto più lunga delle aspettative. E allora, dopo 4 lunghissimi anni, tocca alla politica muoversi per chiudere il conflitto e trovare soluzioni credibili. Pur nelle difficoltà.Non è facile mettere insieme le ragioni di chi il conflitto l'ha subito, ha resistito, contrattaccato e non vede l'ora di farla finita, ma anche della potenza azzoppata che la guerra l'ha voluta ma non l'ha conclusa e ora non ha nessun intenzione di perdere la faccia, anche a livello internazionale. Ma qualcosa, lentamente, si muove con l'Europa che prova finalmente ad essere protagonista dopo troppo tempo in cui alle parole non sono seguiti i fatti. Prima l'ipotesi che a mediare con Mosca per Bruxelles possa essere uno tra Angela Merkel e Mario Draghi, non gli ultimi arrivati. Poi la proposta lanciata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz secondo cui prima che l'Ucraina diventi a tutti gli effetti membro dell'Unione europea, processo comunque articolato e complesso, ci possa essere una sorta di adesione de facto con lo status di "membro associato". "È evidente che non saremo in grado di completare il processo di adesione in tempi brevi, tuttavia, in vista del processo di pace, non abbiamo tempo per ulteriori ritardi. È giunto il momento di procedere con coraggio nell'integrazione europea dell'Ucraina attraverso soluzioni innovative come passi immediati in avanti", spiega Merz in una lettera inviata ai vertici Ue. E di soluzione innovativa si tratta perché mai si è utilizzata in passato. Il modello potrebbe funzionare e rappresentare una sorta di svolta dato che non richiederebbe alcuna modifica dei trattati Ue e nemmeno la firma di un trattato di adesione ad hoc da parte di Kiev. Ma prevederebbe, come sottolinea lo stesso Merz, "un forte accordo politico". Quello che fino a questo momento o è mancato o c'è stato solo in parte. Per Kiev, l'accordo significherebbe una maggiore garanzia di difesa grazie alla clausola di mutua difesa, la partecipazione ufficiale alle riunioni, pur sena diritto di voto, e membri associati in Commissione e al parlamento europeo. Stante la situazione attuale, non poco. "Sono convinto che troveremo una strada comune", auspica Merz, facendo implicitamente intendere che per l'Europa è il momento del "se non ora mi più".