Carlo Petrini, 1949-2026, 76 anni, una vita ben spesa. Fondatore, fin da giovane, di associazioni di vario tipo, dal primo spaccio alimentare a Radio Bra Onde Rosse. La radio che comincia a trasmettere nel 1975 (il primo brano mandato in onda fu l’Internazionale che sarà poi alternato con Pablo di De Gregori), presagiva già il futuro di Carlo Petrini. Realizzata con un radio baracchino comprato al mercato di Livorno e fatto funzionare a Bra. “La ricezione – specificarono sulla rivista Campo Rosso che annunciava l’inizio delle trasmissioni – sarà perfetta in un raggio di 20 chilometri intorno a Bra e dovrebbe essere discreta fino a 25-40 chilometri”. Più presagio di così. Petrini è sempre partito dal local ed è diventato global, grazie, soprattutto, alla sua creatura, Slow Food (una costola di Arci Gola), fondata il 26 luglio 1986. All’inizio parecchio contestata da sinistra, erano visti come gaudenti della gola e difatti un po’ lo erano, ma loro lottavano per un cibo buono, pulito e giusto. Questo slogan, molto potente, trasforma, per così dire, la ricezione di Carlo Petrini, da discreta a globale, da Bra a icona mondiale. Non si contano le amicizie famose, da destra a sinistra, era ubiquitario, da Agnelli, a Re Carlo, a Papa Francesco, a decine e decine di intellettuali, scrittori, antropologi. Il Time lo inserì tra gli eroi del nostro tempo, nel 2013 vinse il premio Fionda di legno per le sue fiondate contro gli ogm. Ebbe molte lauree honoris causa (che lui ricordava con affetto e commozione, dicendo: avrebbero fatto felice mia mamma) e il premio Communicator of The Year, a Londra (2004).I meriti del suo lavoro ci sono tutti, fa molto piacere, per esempio, andare in un paese sperduto e trovare un presidio Slow Food, vista soprattutto l’invisibilità che per millenni gli agricoltori hanno provato sulla loro pelle, un presidio è una sorta di riconoscimento al loro lavoro, un faro. Non credo che gli piacerebbero le lodi a oltranza, possiamo dire che è stato un buon e intelligente umanista. Ha umanizzato gli agricoltori, nonché le popolazioni indigene, ha umanizzato anche le piante e più in generale la natura. Questo nel bene e nel male. Le cose tecniche non gli piacevano, per sua stessa ammissione non era ferrato. I suoi lo volevano in fabbrica, per questo, invece delle medie, ha fatto l’avviamento professionale e poi l’istituto tecnico per meccanici. Dice: “Ma non era la mia strada: eccellevo nelle materie umanistiche, ero un disastro in quelle tecniche: avevo l’insufficienza in meccanica, tecnologia e disegno industriale. Durante la prova orale, il presidente della commissione mi disse: 'Petrini, ci garantisce che non farà mai il perito meccanico?'. E io: lo giuro!". Giuramento mantenuto. Petrini e con lui tutto il movimento Slow Food – nonché intellettuali, scrittori, papi e re – in ambito agricolo, messi alle strette sulle cose tecniche risultano sempre un po’ insufficienti. Benché quelle cose tecniche facciano parte del bagaglio culturale che ogni umanista dovrebbe avere per mettere alla prova il proprio umanesimo. Non riescono a capire, apprezzare, gli straordinari strumenti tecnici – chimica, meccanica, genetica – che nel Novecento hanno trasformato in meglio l’agricoltura, cambiando il mondo, permettendo a una gran parte della popolazione mondiale di fuggire dalla fame, dalle carestie, dalle malattie e dalla morte prematura. Così che poi, eliminata la questione del piatto a tavola, ci si potesse occupare del "buono, pulito e giusto" – e di come migliorare gli strumenti della chimica, della genetica e della meccanica.Quindi nella sostanza si apprezzerà e si ringrazierà sempre Petrini per la sua missione da umanista, ci ha messi tutti d’accordo sugli obiettivi, non è poco, mentre si manterrà il disaccordo su alcuni strumenti utili per raggiungere la sostenibilità e migliorare ancora i prodotti. Sugli strumenti su come migliorarli, ecco, su quelli continueremo (civilmente ed epistemologicamente) a discutere. Anche i periti meccanici (in senso lato) hanno un cuore e anche loro lottano per un mondo migliore, come Petrini ha fatto.