Si è spento a Bra all’età di 76 anni il fondatore di Slow Food
Milano, 22 mag. (askanews) – Il cibo è un atto politico. Lo ripeteva costantemente, con lungimiranza e determinazione, cifre distintive di una vita intera. Carlo Petrini, Carlin per tutti, colui che ha innescato la rivoluzione culturale di Slow Food, che per primo ha fondato un’università in Scienze gastronomiche, è morto nella serata di giovedì nella sua casa a Bra, in provincia di Cuneo, a 76 anni.
“Chi semina utopia, raccoglie realtà”, è la frase con cui l’ha ricordato Slow Food nell’annuciarne la morte, quasi a sottolineare l’animo ribelle e lo spirito rivoluzionario che ha conservato fino all’ultimo, per le sue battaglie.
Con il suo attivismo ha portato al centro del dibattito internazionale luoghi della provincia italiana come Bra e Pollenzo, reso familiari concetti allora marginali come biodiversità e sovranità alimentare. Ha difeso in prima persona la dignità delle contadine e dei contadini di tutto il mondo, battendosi perchè venisse riconosciuto loro il giusto prezzo. Lascia un’eredità profonda, viva, fatta di parole che suonano come lezioni. Come quel cibo buono, pulito e giusto che prima di essere uno slogan è un diritto che ha rivendicato e difeso per tutte e tutti. Un’eredità concreta, fatta di creature che oggi camminano nel mondo con le proprie gambe.











