GENOVA. «Proprio ieri sono andata a riguardare le statistiche relative agli incidenti, almeno quelli che gestiamo noi: il 59% capita a subacquei esperti. Non conta quante immersioni si abbiano alle spalle, o quanto ci si senta bene, alla sicurezza non si può derogare». Laura Marroni è la ceo di Dan Europe, l’organizzazione internazionale che si è occupata di recuperare i corpi di quattro su cinque delle vittime delle Maldive. Mentre si attende il rientro delle salme in Italia, le indagini della procura di Roma entrano nel vivo. La squadra mobile della polizia di Genova è stata incaricata delle prime audizioni e dei primi sequestri di materiali nel dipartimento dell’Università dove Monica Montefalcone aveva la cattedra. Anche il suo pc è ora in mano agli investigatori. Ma intanto le immersioni degli speleosub finlandesi ad Alimathà si sono concluse. Il team, spiega Marroni, che è a sua volta una speleologa subacquea, resterà sul posto ancora qualche giorno per completare i rapporti con relazioni, foto e video che saranno messi a disposizione delle autorità maldiviane e di quelle italiane per le inchieste aperte in entrambi i Paesi. Come stanno i tre speleosub Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist? «Stanno bene, è stata un’operazione impegnativa e nei giorni scorsi li ho visti estremamente concentrati, non si sbilanciavano, erano tutti pianificazione, azione, risultato. Adesso finalmente sono apparsi sollevati, felici di essere riusciti a fare quello per cui erano stati chiamati. Sono persone riservate ma solari, come molti finlandesi, noi li conosciamo da anni perché abbiamo svolto molte attività insieme, per fortuna non tutte di questo tipo. Adesso stiamo cercando di trovare loro un volo di ritorno…». Ecco, Dan Europe si occupa di sicurezza a diversi livelli, con missioni in tutto il mondo. Era mai capitato un incidente di questo tipo? «No, mai così tante persone, in grotta, in quelle condizioni. È qualcosa di inedito. Però alle Maldive siamo stati tante volte purtroppo. Sono luoghi molto frequentati. Dopo lo tsunami del 2004, ci eravamo messi in moto per aiutare l’identificazione di decine di morti spiaggiati. Capita spesso di operare in zone remote del mondo, zone dove magari non esistono infrastrutture e competenze. Anche in questo caso ci siamo subito resi conto che le operazioni di recupero dei corpi comportavano alti rischi».
La direttrice dei sub finlandesi: “Ecco come abbiamo agito nelle grotte delle Maldive”
Laura Marroni, ceo di Dan Europe: “C’erano due camere e un anfratto cieco, è qui che sono stati recuperati i corpi di quattro delle cinque vittime. Le cause de…












