Dopo la tragedia delle Maldive, dove cinque sub italiani sono morti durante un'immersione, e dove il giorno dopo anche uno degli uomini inviati per le ricerche ha trovato la morte, la priorità è «trovare i corpi. E dobbiamo farlo in fretta. Purtroppo in acque calde, anche se non sappiamo esattamente che fauna c'è nella grotta, non possiamo escludere i rischi di predatori come gli squali o impatti di tipo ambientale. Durante recuperi del passato, in Egitto ad esempio, è accaduto il peggio. Quindi ogni ora che passa è decisiva». Lo dice Laura Marroni, vicepresidente e Ceo della fondazione privata Dan Europe, rete specializzata in interventi di recupero e salvataggio subacquei, in un’intervista a Repubblica e la Stampa.
Ieri la squadra di esperti sub-speleologi finlandesi di Dan Europe è partita per Malè, con l'obiettivo di recuperare i corpi degli italiani dispersi. «Abbiamo offerto - ha spiegato Marroni - la nostra esperienza decennale e selezionato i migliori e più esperti subacquei immediatamente disponibili: la squadra finlandese». Gli esperti, aggiunge, possono raggiungere una profondità di «oltre 150 metri. Parliamo di persone fra le più competenti al mondo per queste operazioni». Tra i rischi, c'è la visibilità scarsa, resa tale dal sedimento che si alza. C'è anche il problema del corridoio che unisce la prima caverna alla seconda, che pare piuttosto stretto, due metri e mezzo, tre metri. Sul posto, inoltre, ci sono poche attrezzature tecniche da utilizzare. Abbiamo fatto fatica anche a reperire l’elio. Là c'è poco: le Maldive non sono famose per immersioni profonde o in grotte, per cui manca formazione o organizzazione per recuperi di questo tipo.










