Prima dell’inchiesta giornalistica di Report e della successiva attivazione del ministero della Giustizia è il procuratore di Torino, Giovanni Bombardieri, a notare delle attività anomale sul suo pc di lavoro. Essendo potenzialmente vittima di un accesso abusivo, denuncia subito le stranezze alla procura di Milano, competente sui reati commessi o subìti, come in questo caso, da una toga del distretto di Corte di Appello di Torino. Successivo alla denuncia di Bombardieri è l’esposto, datato 24 gennaio e trasmesso ai pm milanesi dal capo dipartimento del ministero della Giustizia, Antonella Ciriello, in cui si chiede di verificare l’affidabilità del software di gestione e monitoraggio Microsoft Ecm, installato sui dispositivi del ministero della Giustizia. L’impulso è l’anticipazione di quanto il giudice di Alessandria, Aldo Tirone, denuncia nella puntata del programma di Rai 3 andata in onda il 25 gennaio. Il magistrato lamenta la possibilità che il suo computer, così come tutti quelli dei suoi colleghi, sia vulnerabile a un accesso esterno senza che vi sia stata un’autorizzazione di chi lo utilizza quotidianamente per scrivere e consultare atti coperti dal segreto istruttorio. «Se avranno bisogno di sentirmi, sono a disposizione come tutti i cittadini», dice il giudice Tirone. «Io non sto dicendo che qualcuno l’abbia fatto (lo spionaggio, ndr). Però non deve esserci neppure la possibilità», spiega, richiamando il tema della tutela del segreto investigativo, soprattutto nelle indagini più delicate.
Procuratore e giudice spiati a Torino e Alessandria, giallo sul movente
La procura di Milano indaga sugli accessi abusivi nei pc dei pm torinesi. Tre tecnici indagati, ancora da chiarire il movente delle intrusioni










