Tre casi di sospette intrusioni informatiche nei computer di magistrati del distretto giudiziario torinese, tra cui quello del procuratore di Torino Giovanni Bombardieri. È il nuovo fronte aperto attorno al sistema Ecm, il software installato sui dispositivi del Ministero della Giustizia per consentire aggiornamenti e manutenzione da remoto, finito nelle ultime settimane al centro delle polemiche dopo un’inchiesta giornalistica di Report. Sul caso indaga, per competenza, la Procura di Milano, guidata da Marcello Viola. Il fascicolo, aperto da alcuni mesi dai pm Enrico Pavone e Francesca Celle su denuncia dello stesso Ministero, riguarda tre episodi in cui le persone offese sarebbero magistrati del distretto torinese. Gli accertamenti sono stati affidati alla Polizia Postale.
Le perquisizioni e il nodo delle credenziali di amministratore
Nel mese di marzo, d’intesa con il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, sono state eseguite una serie di perquisizioni domiciliari e informatiche. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, gli accertamenti si sono resi necessari perché dai primi riscontri sarebbe emerso che le intrusioni sarebbero avvenute attraverso la forzatura del sistema, resa possibile dal possesso delle credenziali di amministratore. Gli indagati sono tre tecnici della società convenzionata per i servizi di manutenzione informatica. Secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero avuto la disponibilità di quelle credenziali in virtù di contratti di assistenza stipulati dal Ministero con ditte esterne.










