Tre accessi abusivi ai pc di due magistrati del distretto giudiziario di Torino, tra i quali figurerebbe anche il procuratore capo Giovanni Bombardieri, "spiati" attraverso un software che sarebbe stato "forzato" dai tecnici i della società incaricata della manutenzione dei dispositivi. È quanto trapela dalla Procura di Milano che ieri ha reso noto di aver eseguito, lo scorso marzo, alcune perquisizioni domiciliari e informatiche.

L’indagine punta a fare luce su presunti accessi illeciti, emersi inizialmente grazie alla trasmissione Report, che ha raccolto la testimonianza del giudice Aldo Tirone del Tribunale di Alessandria, il primo a sollevare il caso. Al centro ci sarebbe un uso opaco del sistema Ecm, installato sui terminali del Ministero della Giustizia. Ecm non è un sofisticato software spia, ma un normale applicativo Microsoft utilizzato per intervenire da remoto. Arriverebbe però da qui una falla nella sicurezza informatica della giustizia: una potenziale minaccia invisibile installata su 40mila computer in uso ai magistrati. I tecnici addetti alla manutenzione sarebbero infatti in grado di "entrare" nei device senza autorizzazione e senza l’invio di notifica a chi ha in uso il pc. Sono 3 i tecnici indagati. Come si legge nella nota del Procuratore Marcello Viola, gli indagati erano in "possesso delle credenziali di amministratore in virtù di contratti di assistenza informatica stipulati dal Ministero con ditte terze". Al momento, secondo fonti della Procura, non ci sarebbe nessun coinvolgimento del Ministero nelle intrusioni, mentre il software sarebbe già in fase di dismissione. Le analisi forensi sui dispositivi sequestrati sono ancora in corso. Al momento, non ci sarebbero magistrati "colpiti" da intrusioni nel distretto milanese, né in altri distretti giudiziari italiani.