Quest’anno, in occasione della Giornata mondiale della Biodiversità che ricorre il 22 maggio, le Nazioni Unite hanno scelto come slogan e come tema “Agire a livello locale per un impatto globale”. Un’esortazione a impegnarsi in prima persona, un invito a essere protagonisti, un messaggio che Slow Food da sempre condivide e promuove, cosciente del valore della biodiversità come bene comune primario. Da essa dipende la capacità di adattarsi ai cambiamenti, perciò, opporsi al dilagare delle monocolture in agricoltura e delle razze animali cosmopolite in allevamento, significa investire sul futuro e su una garanzia di sopravvivenza. Considerata la posta in gioco, l’invito ad agire a livello locale non deve rappresentare un alibi per la politica, a cui spetta il compito di fissare obiettivi ambiziosi in materia di tutela della biodiversità e di stabilire tempi e modi per raggiungerli, né può sollevare dalle proprie responsabilità gli attori economici che costituiscono l’articolato sistema alimentare globale, che troppo spesso scaricano i costi sugli anelli più deboli delle filiere.
"La biodiversità è una ricchezza comune, necessaria e salvifica, capace di rendere i sistemi agricoli resilienti di fronte ai traumi ambientali, alla crisi climatica e alle pandemie” sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia -. Consente ai contadini del mondo di vivere del loro lavoro, allontanandosi da quei fenomeni di dipendenza e sfruttamento che spesso connotano le grandi monocolture estensive convenzionali. La biodiversità permette di costruire sistemi locali del cibo resilienti, meno fragili di fronte agli sconquassi globali perché piccoli e flessibili”.









