Sperimentare un farmaco sul cervello umano è molto difficile. È un organo talmente importante che il rischio di effetti secondari va ridotto al minimo. L’evoluzione, inoltre, ci ha dotato di una barriera biochimica intorno al cervello che impedisce a molte sostanze di raggiungerlo, proteggendo la nostra salute mentale ma complicando il lavoro dei farmacologi.
La sperimentazione animale è un aiuto parziale. Roditori e scimmie non sempre rappresentano modelli accurati per l’uomo e la bioetica impone che queste ricerche vengano giustificate da necessità non aggirabili.
Un’azienda forse ha trovato una soluzione tecnica che tutela le altre specie e fa contenti medici e biologi. Ma allo stesso tempo moltiplica, invece di ridurre, gli interrogativi etici. Si chiama Bexorg, ha sede in Connecticut ed è nata per commercializzare una scoperta realizzata nella vicina università di Yale. Bexorg ha sviluppato una macchina denominata BrainEx: una vaschetta e vari tubicini in grado di mantenere un cervello «vitale» – entro molti limiti – anche dopo essere stato estratto dal cranio di una persona, fornendo le sostanze normalmente garantite dalla circolazione sanguigna.
Finora, con le necessarie autorizzazioni e i consensi informati, circa 700 cervelli sono passati dai laboratori Bexorg. La macchina li ha tenuti in vita per molte ore – ora si punta alle due settimane – durante le quali svolgere studi altrimenti impossibili. Per la ricerca farmaceutica è una grande opportunità: un organo vivo, permeabile e ispezionabile a piacimento. Bexorg ha già ricevuto oltre 42 milioni di dollari di investimenti da aziende e finanziatori interessati alle sue attività. L’ultima partnership coinvolge la fondazione per la lotta al Parkinson creata dall’attore Michael J. Fox.







