Qualche tempo fa a Zahra Shorrab è capitato di vedere una foto su Instagram: un uomo legato mani e piedi, seduto a terra con la schiena poggiata contro un blocco di cemento, gli occhi bendati e indosso una tuta bianca. Sul post era taggata la posizione, Gaza City. La donna ha osservato i pochi tratti del volto rimasti scoperti e lo ha riconosciuto: è suo figlio Mohammed. Lo cercava da due anni.

Era scomparso nel nulla il 20 agosto 2024. Sopra la foto c’è un «annuncio»: «In vendita». Il post è stato pubblicato da un soldato israeliano di stanza a Gaza, Harel Amshika, sul suo profilo. Di Mohammed non si hanno notizie.

È solo uno di innumerevoli casi: cittadini israeliani, siano essi soldati semplici o ministri, esibiscono crimini di guerra e contro l’umanità. Quanto avviene in Palestina non è mai stato un segreto. Eppure Israele lavora alacremente per tenere fuori i giornalisti internazionali e ammazzare quelli palestinesi. Investe una fortuna per la Hasbara, la propaganda di Stato (dai 15 milioni del 2023 ai 700 del 2026) necessaria a ripulire la propria immagine con l’aiuto di influencer, intelligenza artificiale ed eventi pubblici. Ha fatto pressioni, spesso nemmeno necessarie, sui governi amici perché reprimessero le manifestazioni per la Palestina e ha minacciato più volte le Corti dell’Aja. Da ultimo ha tentato di arginare gli effetti delle flottiglie, di mare e di terra.