Durante un pomeriggio soleggiato di primavera, mi sono assopito e i pensieri si sono trasformati in sogno: ero in un territorio desertico, forse in Palestina, e osservavo in lontananza il transito di carri, trainati da cavalli ed asini. Nei carri si vedevano figure umane, non distinguevo bene ma un provvidenziale binocolo mi restituiva l’immagine di donne e bambini, stretti gli uni agli altri, e i carri senza conducenti procedevano lentamente. Ho messo a fuoco meglio il binocolo e ho visto i volti di questi esseri umani, erano grigi, gli sguardi persi nel nulla, inespressivi, anche se si udiva in lontananza un suono come un canto di lamento.

Mi chiedevo dove mai andassero questi carri con quella umanità dolente, e volgendo lo sguardo da una parte nella direzione in cui si muovevano, ho visto che in lontananza, molto lontano, c’era una macchia verde scuro. Ho mollato il binocolo e preso un cannocchiale più potente e, puntando sulla macchia, vidi che in realtà era un’oasi, c’erano palme e s’intravedevano edifici bianchi, allungai il cannocchiale e guardai ancora più in profondità: si vedeva una grande piazza e una fontana d’acqua zampillare, poi prati verdi e sugli edifici c’erano scritte “scuola” “pronto soccorso” “mensa” “biblioteca” “cinema”.